mercoledì, 19 marzo 2008, ore 22:24

SEI ROMANO SE..

Sei Romano se saluti gli amici dicendo: 'BELLA'..
Sei Romano se vai a cena fuori con gli amici..e il conto se 'stecca' ..ALLA ROMANA.. ognuno er suo..
Sei Romano se chiami gli amici usando questi termini: 'A Zì.. A Fratè.. A Cì..'
Sei Romano se hai visto almeno una volta.. 'Il Marchese del Grillo' di Albertone.. e hai usato questa frase.. 'Perchè io sò io.. e voi nun siete n'cazzo'
Sei Romano se mangi.. 'Bucatini all'amatriciana'..'Carbonara'..'Coda alla vaccinara'..'Saltimbocca alla Romana'..'Trippa'..'Cotiche coi facioli'.. e bevi.. Romanella come fosse acqua..
Sei Romano se durante cene alla fraschette.. durante feste.. durante un viaggio.. o insomma quando te va.. cominci a intonare a squarciagola.. 'Ma che ce fregaaaaaa...ma che ce 'mportaaa...'
Sei Romano se sei costretto a passare l'estate a Ostia o Torvaianica.. e non vedi l'ora di avere le ferie.. per andare in un mare più pulito dove provi l'ebrezza de vedè almeno una volta i piedi quando te fai il bagno....e non te pare vero!!!!
Sei Romano se appena senti nominare il numero 23.. ti viene automatico esclamare.. 'BUCIO DE CULOOOOOOO!!'
Sei Romano se usi 'ER' davanti ai nomi.. soprannomi.. cose..ecc.. 'ER MOLLICA'..'ER GATTO..'
Sei Romano se hai visto almeno la maggior parte dei film di Carlo Verdone.. Christian De Sica.. e Thomas Milian.. (ER MONNEZZA)
Sei Romano se hai tutti i cd di Venditti e conosci a memoria.. 'Roma Capoccia'..
Sei Romano se vai al Nord e parli col tuo accento pure se non ti capiscono..
Sei Romano se hai la macchina modificata.. e ogni tanto dici ai tuoi amici.. 'Ahò stasera annamo a tirà?' o vai a fare le corse all´obelisco..
Sei Romano se chiami quello sopra 'COATTO'
Sei Romano se quando si parla di città d´arte.. tu tiri fuori Roma e ovviamente citi il Colosseo!!!
Sei Romano quando vai al Colosseo solo per stare lì ad ammirarlo.. e magari gli fai una foto.. Perchè anche se è sempre uguale.. ogni volta te sembra più bello!!
Sei Romano se vai allo stadio con la sciarpa fuori dal vetro.. e durante il tragitto cominci a suonare col clacson agli altri tifosi che incroci per strada...
Sei Romano se insulti i milanesi dicendo.. 'A MILANO..C´AVETE SOLO LA NEBBIA..' oppure.. 'ROMA CAPITALE MILANO SUCCURSALE'
Sei Romano se ODI MILANO E I MILANESI FIGHETTI...
Sei Romano se vai a Via del Corso.. ma solo per guardare le vetrine.. perché sai che tanto in quei negozi non comprerai mai NIENTE!! (è un privilegio dei giapponesi)
Sei Romano se hai visitato molti meno posti di Roma.. di un qualsiasi turista!!
Sei Romano se de notte prima de tornà a casa passi da Orfeo er paninaro.. e te fai un panino con hamburger, pomodori, mozzarella, mais, tonno, insalata, peperoni, patate, maionese, ketchup, olive, salsa rosa e funghi..!
Sei Romano se vai in giro co la collana d´oro al collo che pesa + de te.. solo perché fa molto coatto..
Sei Romano se vai in giro co la musica a palla in macchina.. che tra un po´ te scoppiano pure i vetri..
Sei Romano se guardi quello di prima e dici: CHE COJONE!!
Sei Romano se hai comprato almeno una volta i vestiti a via Sannio...
Sei Romano se passi l´estate tra i locali di Ostia a ballare o al RomaEstate..
Sei Romano se quando stai nella tua città ti lamenti del traffico, dello smog, dell´immigrazione.. e poi quando vai fuori te la tiri.. e ne parli come fosse la città più bella del mondo!
Sei Romano se ti segni all´università solo perché poi ti imbuchi alle varie feste..
Sei Romano se la gente quando vai in altre città ti dice.. 'Daii sei di Roma?? Dì qualcosa che mi piace come parli..'
Sei Romano se vai al mare e non ti metti la crema pe fa er coatto e poi la sera usano la schiena tua pè cucinà..
Sei Romano se quando dici 'MA LI MORTACCI TUA'.. 'spesso' non è in modo offensivo..
Sei Romano se hai un soprannome che ti danno gli amici..
Sei Romano se quando racconti una qualsiasi cosa.. strilli a alta voce..per attirare l´attenzione e in modo che tutti ti possano sentire.. e poi gesticoli, ti dimeni e racconti tutto fomentato come se stai a parlà di uno scontro faccia a faccia co no squalo dal quale sei uscito vincitore..
Sei Romano se tagli tutti i verbi!! (dormì.. cantà.. magnà..)
Sei Romano se hai sempre la battuta pronta...
Sei Romano se hai sempre 1 sorriso e 1 aiuto per gli amici..
Sei Romano se hai usato almeno 1 volta in vita tua questi detti: 'TIRA Più `N PELO DE **** CHE `N CARRO DE BUOI `N SALITA!' ' A CHI TOCCA NSE NGRUGNA' 'CHI MENA PE PRIMO MENA DDU VORTE'
Sei Romano se quando stai in fila in mezzo al traffico cominci a suonare il clacson.. o strilli con tutti..
Sei Romano se per chiamare gli amici dici 'REGàààààààààààààààààà'
Sei Romano se usi queste parole con 1amico quando siete in ritardo: 'DAJEEE.. MOVITE.. SBRIGATE..'
Sei Romano se quando vai in un paese dove non conosci nessuno e trovi 1 altro romano, ci parli come se siete amici d´infanzia..
Sei Romano se usi dire 'ROMA CAPUT MUNDI'
Sei Romano se vai al Nord e col sorriso dici che vieni da Roma..
Sei Romano se vai a ballare solo quando il PR della discoteca è un tuo amico che ti mette in lista e quindi entri gratis
Ma sei Romano soprattutto perché sei fiero della tua città.. della storia e tutti i monumenti.. degli storici personaggi romani che hanno lasciato il segno.. e non ti vergogni mai di dire da dove vieni, anzi ne vai orgoglioso! Quando la esalti per il modo di parlare, di mangiare, di vivere.. e perché nonostante tutto.. anche se vorresti scappare su un´isola tropicale a volte.. sai che non lasceresti mai questa splendida CAPITALE che è ROMA!

..ORGOGLIOSI DI ESSERE ROMANI..

 S.P.Q.R.
SENATUS POPULUSQUE ROMANUS (questo è il vero significato) oppure..se vogliamo..
SONO POCHE QUATTRO RETI.. (in onore dei 4 goal della A.S.ROMA)
SONO PAZZI QUESTI ROMANI.. (E CE NE VANTIAMO..)
E PER L´ALTRO SIGNIFICATO OFFENSIVO CHE CI ATTRIBUISCONO AL NORD...
Bè DIREI.. CHE STATE SOLO A ROSICà!!!!!!
E sei romano se dopo aver letto questa e-mail la rimanderai ad altri amici e la farai leggere a tutti i Romani come te!
Genos
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giovedì, 19 luglio 2007, ore 21:25

CHE NE DITE DI UN'USCITA DI FINE STAGIONE UNIVERSITARIA LUNEDI??!

gabbiele84
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venerdì, 06 luglio 2007, ore 15:31

No questa ve la devo dire... Questo stava interrogato vicino a me da un assistente del Previati. Esordio interrogazione:

"Mi parli del Trattato di Basilea"

"Basilea è un ridente paesino della Svizzera..."

gabbiele84
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domenica, 29 aprile 2007, ore 11:30

Allora Tami martedi parte, e ci lascia per qualche mese.. Vogliamo vederci lunedì per salutarla ben bene?

gabbiele84
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domenica, 22 aprile 2007, ore 20:34

Ciao ragazzi, come state? Com'è andata venerdì? Mi è dispiaciuto davvero troppo non venire, sia perchè mi faceva davvero piacere festeggiare le prime due persone arrivate all'agoniato (primo) traguardo, sia perchè è tanto che non ci vediamo e anche se non siamo mai stati troppo assidui nell'ultimo anno proprio ci si vede ogni morte di Papa! Poi certo resta l'inquietante dato statistico che appena sono finite le nostre seratine alcooliche due persone del gruppo si sono laureate e anche gli altri non ci sono poi tanto lontani! Comunque, ho perso il filo del discorso! Credo di aver capito che Tami prima di partire passerà un'altra settimana qui, e per questo mi piacerebbe tanto organizzare qlc in settimana. Che ne dite di venerdì? Però anche altri giorni vanno bene, pox non martedi! Magari una bella cena ad Ariccia, con la sincera speranza di recuperare una certa assiduità nele uscite. (E di perdere quella dagli esami! :D) Attendo notizie, e alle nostre laureate (che cmq avrei scommesso che sarebbero state le prime già dal primo giorno) ancora tanti tanti tanti complimenti!

gabbiele84
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giovedì, 19 aprile 2007, ore 19:04

Un grandissimo COMPLIMENTI alle due ragazzuole del gruppo che si sono appena laureate!

COMPLIMENTIIIIIII

NON SO CHE ALTRO DIRE... AVANTI CHE ASPETTIAMO IL PROSSIMO!
Andreae85
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martedì, 17 aprile 2007, ore 09:56

sinisternoise
Genos
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venerdì, 13 aprile 2007, ore 15:54

Sono tornato,
dalle sere oscure, dai vicoli bui, dalle strade pontine e dalle campagne bagnate di ruggiada di giorno e abbracciate dalla nebbia di notte. Dai ricordi, dalla memoria di amici e no, dalla mente di coloro che hanno perso qualsiasi contatto con me e per chi non ne ha mai avuti.

Rieccomi... a tutti....

Buonasera gente
Andreae85
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domenica, 08 aprile 2007, ore 14:35

BUONA PASQUA A TUTTI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

pasqua

gabbiele84
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venerdì, 16 marzo 2007, ore 14:49

Mammamia che filmone! Se volete un consiglio su come spendere 3 ore della vostra vita, beh, vi consiglio di andarvi a vedere questo film. Mi ha folgorato e come me anche la capre che erano con me! :D Ma siccome sono un incompetente in materia pubblico delle recensioni che aiutino a chiarire le idee su questo film incomprensibile, emozionante, inquietante, appassionante, etc etc etc..

lynchùInlandempireconigli









 

Inlandempireloc



INLAND EMPIRE è un capolavoro immane, un film MAIUSCOLO con il quale si faranno i conti per decenni.
La contrastata accoglienza veneziana e i tatticismi di certa stampa (che non si sbilancia per poter tenere il piede in due scarpe: quello della boiata e quella del film faro - e domani aver ragione in ogni caso -) non fanno che confermare l’assoluta purezza dell’opus lynchiano: il disaccordo tra gli spettatori e il giudizio frettoloso della miope critica che sa solo ripetere il bolso ritornello (“Non si capisce” ) ci conferma che l’autore è perfettamente in accordo con se stesso; l’unanimità ci avrebbe preoccupati, il nuovo deve disorientare, non sarebbe tale altrimenti (Alain Resnais, in conferenza stampa, ricorda le risatine, lo sconcerto, l’esodo dalla sala quando fu proiettato al Lido L’anno scorso a Marienbad, Leone d’oro 1961). Una sceneggiatura scritta giorno per giorno per un’opera tutta in digitale (e l’uso che Lynch fa del digitale, come lo piega creativamente alla sua poetica, costituisce un’altra svolta epocale, un vero Inizio; per questo domani si scialerà in saggi): il Maestro della pellicola non vuole più sentir parlare.
INLAND EMPIRE sovrappone arte e vita (attenzione), verità e finzione, realtà e rappresentazione, veglia e sogno (compreso quello hollywoodiano). Ancora una volta diversi sono i livelli che il film esplora e ancora una volta questi si accoppiano con voluttà partorendo mostri. Piani temporali (Se oggi fosse domani ) e narrativi (il film di partenza e il suo remake, quello che la protagonista interpreterà e nel cui ruolo verrà imprigionata) che si incrociano, identità caleidoscopiche che si frantumano e si ricompongono in diversa guisa. Lynch crea il suo lavoro più estremo (fatica improba per certa critica che vuole la pappa pronta e ama spaparanzarsi nel comodo mezzo), rifiuta le scappatoie, per tre ore non molla la presa ed estenua l’occhio e la mente mescolando le carte di continuo, avvoltolando i sensi e non concedendo appiglio alcuno: ci fa piombare nel buio della sua mente e sventra l’interruttore. Ancora una volta il suo è un lavoro che paralizza la nostra mano sulla tastiera, non esaurendosi con una visione ma ponendosi all’istante come rivedibile, riconsiderabile, ripercorribile da un altro punto; il sogno non ha mai un tragitto unico e se le idee alla fine emergono, e la storia si rivela, conoscere la verità (o una semplice versione dei fatti) non serve comunque: quello che non sappiamo subito è davanti ai nostri occhi, ciò che non si capisce è già dentro di noi. Lynch non lancia messaggi, non vuole insegnare nulla, non indica vie di fuga, fa cinema e basta e lo fa pensando temerariamente a sé e non allo spettatore (esattamente come Greenaway): per questo ogni suo film, e INLAND EMPIRE più di tutti, potrebbe essere l’ultimo (dopo queste tre ore senza compromessi chi avrà il coraggio di produrne altri?). La chiarezza tanto agognata è dove conta, nel suo fare cinema, e splenderà, per chi vorrà bearsene, a visione estinta (esauriti i più bei titoli di coda che io ricordi). Ci baloccheremo a lungo con INLAND EMPIRE, lo guarderemo e riguarderemo, seguiremo tutte le piste di questo mistero spudorato, ricostruiremo alla perfezione tutti i meccanismi che lo governano nella consapevolezza che l’impressione scaturita dalle supreme immagini del più grande cineasta vivente (sì, lo è) rimarrà imperturbata dalla nostra sciocca (ma inevitabile) voglia di ricomporre il puzzle. Non avremo fretta di gustare una nuova opera lynchiana, la presente ci nutrirà per molto molto tempo - l’antidoto più efficace al mordi-e-fuggi contemporaneo -, sapremo godere a fondo di questo oggetto pauroso del quale impareremo (e tanti denigratori di oggi impareranno domani, perché succede sempre così) a non avere paura.
INLAND EMPIRE ci dice che la realtà ha un limite e che questo lo conosciamo in sogno.
INLAND EMPIRE ci dice che in realtà le cose possono stare in un altro modo.
INLAND EMPIRE dissemina segni che lasciano segni.
INLAND EMPIRE ci dice che va tutto bene: stiamo solo morendo. (Luca Pacilio)



Inland Empire
Los Angeles, una anziana e strana donna bussa alla casa di un'attrice in attesa di essere scritturata per un ruolo. Dopo le deliranti predizioni della vicina, l'attrice riceve la chiamata, e ottiene la parte di un film che si rivela poi essere un ramake, il rifacimento di una pellicola mai finita per l'improvvisa scomparsa degli interpreti.
Così inizia l'ultimo visionario, psichedelico viaggio di David Lynch attraverso la psiche umana, che come in un gioco di specchi gira intorno al ruolo di un unico personaggio, una donna, (innamorata e in pericolo, come cita lo slogan del film), interpretata da Laura Dern, che per la terza volta dopo "Velluto Blu" e "Cuore Selvaggio", recita diretta dal regista di "Mulholland Drive". In un turbinio di immagini allucinanti Laura Dern si trasforma dando vita ad altre donne che come nel gioco delle scatole cinesi sono contenute l'una nell'altra, legate indissolubilmente dalla sceneggiatura di un film. In certi momenti è un'attrice che recita una parte, altre la donna che interpreta, certe volte è al cospetto di allegre ragazze per poi scappare impaurita da qualcuno che la vuole uccidere. Al suo fianco Justin Teroux, anche lui già assuefatto allo stile di Lynch dopo aver recitato in "Mulholland Drive", e un grande Jeremy Irons nei panni del regista.
La sfida più grande per lo spettatore che vede un film di David Lynch è riuscire a capire fin dove vuole arrivare, quale significato recondito si nasconda dietro quelle immagini allucinanti, flash con uomini dalla testa di animali, movimenti improvvisi e inconsueti della macchina da presa. In questo film il continuo cambiare di personalità di Laura Dern, attraverso mondi e situazioni diverse, a volte bizzarre, lascerebbe intendere un'introspezione tesa alla ricerca della propria identità, del proprio Io. Ma l'ambientazione del set cinematografico porta quasi ad intendere il film come una metafora del mondo del Cinema, dove un'attrice interpreta un ruolo nel quale rimane intrappolata, senza più potersene disfare, non riuscendo più a distinguere le due personalità.
Come in un sogno Lynch passa con la telecamera da un set all'altro, da una scena all'altra, senza un ordine ben preciso aggiungendo personaggi assurdi come tre uomini dalla testa d'asino (qualcuno dice coniglio) che si muovono come sul set di una sit-com, con le risate finte in sottofondo. Il film e la Tv che si incrociano con vite reali in una visione che sembra uscire da un viaggio post allucinogeno, che nella mente del regista è stata concepita giorno per giorno, al punto che gli attori scoprivano la sceneggiatura ogni mattina prima delle riprese.
Nel mondo intangibile di David Lynch ogni opera presenta mille interpretazioni, e lo stesso regista sembra colpito da raptus creativi che poi imprime nella pellicola, e anche questa volta è riuscito a superare se stesso e la nostra immaginazione.

La frase: "Non capisco bene cosa ci faccio qua".

Monica Cabras



A Venezia, dove è stato presentato lo scorso settembre, ha tenuto tutti col fiato sospeso. Qualcuno è anche sobbalzato dalla poltrona. In molti aspettavano l'uscita nelle sale per andarlo a rivedere. Esce finalmente domani il nuovo capolavoro del maestro dell'incubo David Lynch, che dopo Mulholland Drive torna a mettere in scena il terrore senza spiegarne la provenienza, né tantomeno la soluzione. Non ci sono vie d'uscita dall'Impero della mente del regista di Strade perdute. "Mi piace entrare in un nuovo mondo quando si spengono le luci in sala. Ogni qualvolta che inizio un film, è come se entrassi in un universo ignoto. E vorrei che anche il pubblico provasse la stessa cosa". Questa è l'unica avvertenza. Lasciarsi andare. Non provare a scervellarsi per venire a capo con qualche ipotetica soluzione, ma lasciare che le immagini prendano il sopravvento sulla ragione.

Come già aveva fatto in Mulholland Drive Lynch torna a immaginare e incastrare senza rigor di logica realtà parallele. Nella prima parte del film incontriamo Nikki Grace (Laura Dern), una celebre attrice hollywoodiana in attesa di sapere se è stata presa per il nuovo film di Kingsley Stewart (Jeremy Irons), On High in Blue Tomorrows. Una vicina di casa dai modi sinistri (Grace Zabriskie) la informa che quel giorno è domani, che Nikki ha avuto la parte e che si tratterà di un remake di una vecchia pellicola polacca mai portata a termine perché gli attori protagonisti vennero assassinati. Quando l'attrice si cala nel personaggio di Susan Blue, una seconda realtà inizia a prendere il sopravvento man mano che la giovane intreccia una relazione con Billy Side, il personaggio interpretato dall'attore protagonista Devon Berk (Justin Theroux). Susan prende il posto di Nikki e si ritrova a sfuggire dal male finendo per vagare senza meta apparente tra i senzatetto per le strade malfamate di Hollywood.

Nel 2005, in pieno atto di lavorazione Lynch disse che non aveva mai lavorato a un progetto del genere prima. "Non so bene quale direzione prenderà il film. Non c'è una sceneggiatura, la sto scrivendo scena per scena e non ho la benché minima idea di come finirà". Parte della pellicola è stata girata a Lódz, in Polonia, con attori e circensi locali. Ogni mattina il regista portava ai suoi collaboratori pagine e pagine di dialoghi appena scritti e la stessa Laura Dern ha ammesso di non sapere chi stesse interpretando. "Il mio personaggio ha preso forma lentamente, man mano che si andava avanti con le riprese. Non c'era nulla di definitivo. Nonostante ci conoscessimo già, è stato come entrare nel mondo di David per la prima volta". "Lavorare alla pellicola e vederla sono state due esperienze completamente antitetiche che avevo già sperimentato con Mulholland Drive" ha aggiunto Justin Theroux ammonendo il pubblico che l'unico modo per avventurarsi nei meandri di Inland Empire è abbandonarsi all'incubo e lasciarsi travolgere dai sensi. Non abbiate paura. (www.mymovies.it)



Se Fantozzi incappasse in un dirigente cinefilo che gli infliggesse la visione di "Inland Empire", pardon, INLAND EMPIRE (il maiuscolo è d'obbligo, pare), si esprimerebbe nel più classico degli epiteti, trovando la "cagata pazzesca" del ventunesimo secolo. Se invece un comune mortale si trova davanti all'enigma di David Lynch, le considerazioni che gli passano per la testa, non volendo osare tanto, sono le più disparate. Intanto bisogna riconoscere che il regista americano ha ormai acquisito un'autorevolezza tale che gli permette di fare ciò che vuole senza che nessuno si permetta di criticarlo. Ma queste sono considerazioni tendenziose. Per restare all'opera presentata al festival di Venezia, la sensazione immediata è di sconcerto. Intanto per la scelta, pare irreversibile, di abbandonare la pellicola per un digitale "basso", che con sgranature e colori spenti dà costantemente l'idea di assistere al backstage del film piuttosto che al film stesso. Superato faticosamente l'empasse del mezzo, resta l'opera in sé: un labirintico viaggio di quasi tre ore che rifiuta ogni logica narrativa e pare procedere per associazione di idee. Ci sono temi che ricorrono, l'esistenza di dimensioni parallele, con porte spazio-temporali in grado di superare i confini della mente; c'è l'atmosfera onirica che permea l'intera opera; ci sono le suggestioni delle note fisse del fedele Angelo Badalamenti; c'è l'incontro tra il passato e il futuro, c'è addirittura una digressione polacca e c'è la protagonista Laura Dern che è una, nessuna e centomila e si aggira armata di buona volontà per i "possible worlds" ideati dal regista. Non necessario trovare una logica, pare, l'importante è lasciarsi andare al flusso, seguendo i disegni, e i fantasmi, del proprio inconscio. Qualche inquietudine arriva, nelle sequenze della sit-com degli umani con la testa da coniglio, con il sottofondo di risate che produce un efficace straniamento, oppure nelle deformazioni che alcuni dei personaggi subiscono quando si presentano con una bocca più grande del normale. Uno sguardo deformante sulla realtà, un viaggio senza meta scavando dietro alla rassicurazione delle apparenze, un incubo ad occhi aperti. Pur riconoscendo la capacità del regista americano di non omologarsi e di seguire il proprio imprescindibile sentire, bisogna però anche ammettere che INLAND EMPIRE ha più attinenza con la video-arte che con il cinema. Una dimostrazione delle molteplici possibilità del mezzo espressivo che rischia di stare stretta alla sala cinematografica. Anche perché è vero che viviamo nell'epoca in cui tutto pare avere la didascalia interpretativa per essere facilmente venduto alla più ampia fetta di pubblico, ma negare l'esistenza di un pubblico, pur nella forte personalità del risultato, è un peccato di ego, e non da poco. (Luca Baroncini)



Per altre recensioni:

http://www.spietati.it/archivio/recensioni/rece-2006-2007/i/INLAND_EMPIRE.htm








gabbiele84
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